Ascoltare i desideri dei nostri figli
Dove nascono i nostri desideri?
Se ne cerchiamo l’origine, cominciamo a studiarne il nome.
Un africano viene dall’Africa, un asiatico dall’Asia, e un desiderio?
Il desiderio, “de-sidera”, viene dalle stelle. Allora devo cercarlo in Alto!
Sì in alto e nel profondo del tuo cuore. C’è un filo sottile di luce che tiene legato e sospeso il nostro spirito al cielo.
Il fatto è che ci sentiamo poco reali, poco concreti e ci “vergogniamo” di aspirare alla felicità.
Ci siamo abituati ad abbassare il livello, l’altezza dei nostri desideri e concordiamo con gli altri nel dire: “basta la salute”. La salute, e cos’è la salute? L’assenza di malattie? Beh! lo sappiamo prima o poi qualche acciacco arriva più o meno grave e limitante. Allora la salute, più che accendere un desiderio, ci suggerisce un’ansia!
Per esperienza, posso dire che quando ti trovi a partorire hai paura di morire. Appena vedi e abbracci il figlio hai paura che muoia lui, e questa ansia non ti abbandonerà più. Passerai dal timore che si strozzi con un rigurgito di latte, alla pena per i mille pericoli che la sua crescita dovrà affrontare. Se poi hai avuto una femmina, l’apice della paura lo raggiungerai quando lei, a sua volta, dovrà partorire : la fragilità della vita ci arriva sulla pelle .
Da ragazzi non ci si pensa molto, o, se la paura fa capolino, la forza vitale, propria della giovinezza, ne fa “piazza pulita”.
A dire la verità, in questi ultimi anni, causa la pandemia, molti ragazzi sono presi da ansia, crisi di panico, depressione. Il nostro blog è presente anche per questo.
Il mio impegno sarà quello di educare alla comunicazione. Educare, dal latino “ex _ducere”, vuol dire “tirar fuori”, far emergere ciò che di profondo è serbato in ciascuno di noi. Anche la parola comunicazione ha un bel significato, viene dal latino “cum_munus”, mettere in comune un dono, condividere, koinonia, in greco, comunione.
Torniamo al nostro tema, che è: “saper ascoltare i nostri desideri, per comunicarli e realizzarli. “Abbiamo detto che spesso il primo che ci viene in mente è la salute, il benessere fisico. Giustissimo: “mens sana in corporeo sano”!
Cerchiamo ora di ampliare il concetto di benessere, pensando soprattutto a quello dei nostri figli. Vogliamo prenderci cura di tutto il loro meraviglioso e complesso essere: fisico –mentale—sociale –spirituale.
Niente paura: l’amore fa miracoli!
Allora che desideri tu per tuo figlio e cosa lui stesso per sé? Stare bene! Quando posso dire di sentirmi bene? Un adulto è più facile che sappia rispondere, grazie ad una vita di esperienze. Una risposta potrebbe essere questa: “sto bene quando i miei desideri sono in linea con i miei valori e i miei comportamenti perseguono la realizzazione dei miei desideri, delle mie aspirazioni”.
Ma un ragazzo, nostro figlio, può rispondere così? O entra in ansia, perché lasciamo che viva in una “liquidità” in cui va bene tutto e il contrario di tutto, “dipende”?
Altro motivo di tristezza può essere dato dal fatto che non riesca a capire i suoi desideri, perché sopraffatto da quelli degli adulti nei suoi confronti, i progetti, le aspettative dei genitori su di lui.
“Potrò essere felice da grande ,anche se non so fare niente di speciale ?” Per speciale, mi ha spiegato questo undicenne , intendeva quello che il genitore pretendeva diventasse la “sua passione”.
Proiettare sui figli i nostri progetti irrisolti è un errore molto frequente e molto pericoloso.
Anche presentare a un ragazzo una vasta scelta di hobby, è offrire una falsa libertà. Davanti alla sua stanchezza o incertezza, mostriamo la nostra delusione : “Ma non ti piace niente !? “
Per tirare fuori il “Genio di casa” (spesso figlio unico ), lo sottoponiamo ad una stressante ricerca dei suoi talenti. Quante volte gli hai detto:
”Ti piacciono le lingue straniere? Allora forza con la seconda e terza lingua! Meglio se con insegnante di lingua madre!”
“Proviamo con lo sport! Se ti piace il nuoto, ti dovrai impegnare tutti i giorni, se vogliamo dei risultati!”
“La musica! Lezioni di pianoforte, chitarra….? Scegli!”
“Vedo che sei portato per la matematica! Ti vuoi iscrivere ai test di valutazione internazionali!”
AIUTO!!!
Lascialo in pace! Dagli tempo. Parlagli piuttosto delle tue difficoltà a trovare la tua strada, ascolta tutta la sua incertezza e com-prendila, cioè prendila insieme a lui, accettala come normalissima .
I suoi desideri e le capacità per realizzarli, affioreranno nella libertà che saprai fargli respirare. La sua sicurezza personale si nutrirà molto più dal sentirsi amato, così com’è, che dal successo preteso e atteso dalle sue prestazioni.
Diamo a nostro figlio una pausa, un tempo a ritmo lento: ne trarrà vantaggio tutta la sua persona.
Con la parola “pausa”, si possono intendere tante cose: una passeggiata, una meta da raggiungere insieme, una bella chiacchierata. Anche accomodare qualcosa di rotto in casa, può essere una occasione per suscitare nel ragazzo un atteggiamento dinamico, anche creativo. A volte basta una piccola prestazione per far emergere una capacità, che da noi adulti deve essere notata, sostenuta e anche usata, perché utile agli altri, in casa e fuori casa!
A questo riguardo vorrei sottolineare l’importanza appunto del “fuori casa”.
Una capacità, un talento va tirato fuori dal terreno dei nostri desideri non solo per una soddisfazione personale. Il talento, piccolo o grande che sia, questo conta poco, va investito! Il talento è un dono e si moltiplica se speso a favore degli altri. Allora tuo figlio raggiungerà anche il suo benessere sociale e spirituale. Una dote, una capacità naturale, non può essere sotterrata ,essere conservata solo per se stessi.
L’ autoreferenzialità (come ci ricorda Papa Francesco) è il peggior nemico della nostra salute, del nostro benessere. E’ inutile, anzi dannosa per me stesso, una raggiunta autostima, se uccide il mio spirito empatico.
Se il nostro prossimo non avrà un posto importante nella nostra vita, nella vita di tuo figlio, non raggiungeremo lo star bene con noi stessi.
Quale è allora il viaggio del desiderio?
Dalle stelle al cuore, dal mio cuore al tuo: la luce allora sarà grande.

