Vecchi e giovani: “ti ascolto nonno hai tanto da dirmi”
Da ragazza avevo spesso la sensazione che sarei morta presto.
Stranamente questo pensiero non mi procurava né tristezza né angoscia.
Semplicemente non mi immaginavo da vecchia; rimuovevo, forse, una realtà che non poteva appartenere alle mie “corde” .
Non sono morta presto e mi ritrovo nonna di otto nipoti .
In questi giorni sto rinfrescando il corredino per il nono ,in arrivo .
Che nonna sono? C’è posto per i nonni in questa nostra “super-connessa” società ?
Sì ,certo , come no?!
Hai una discreta pensione ,magari un appartamento da mettere a disposizione :tanto tu con tutto quello spazio che ci fai?!
L’importante è che non ti ammali. Pertanto mangia “il giusto“, muoviti tanto e …..bevi, bevi almeno due litri di acqua al giorno, liscia, a temperatura ambiente e niente dolci!
AIUTO!!
Sto scherzando, e poi non parlo mica di te e neppure di me.
Erano solo dei “brutti pensieri“.
Invece è bellissimo essere nonna quando tuo nipote spegne il suo tablet (ogni tanto succede, forse perché scarico), ti viene vicino e ti chiede: “ Nonna, mi racconti?”
– “Di cosa ?”
-“Di quando eri giovane“.
E qui ti voglio!
Se non vuoi ricorrere e aggrapparti a quei due o tre episodi che ormai tu stesso non sai più se c’ eri o se è il raccontarli che li ha creati, ti si fa il vuoto.
Raccontarsi è un’ impresa seria, richiede una “presa di coscienza “, una “sincerità “, che però può risultare molto utile.
L’ “aneddoto“ può e anzi deve comunque essere la forma del racconto: vivace, colorito, vero.
Non dobbiamo perdere questa occasione, questo “passaggio di testimone “ nella super-staffetta della vita, della Storia.
E’ forse l’unica situazione di vera relazione disinteressata, di volontario ascolto tra generazioni, altrimenti lontane .
I nonni di oggi sono gli ex ragazzi degli anni sessanta.
Una generazione fortunata, si dice, nata nella pace riconquistata e vissuta e invecchiata senza aver conosciuto guerre, almeno in Italia .
E’ veramente così?
Sì, certo, nessun “caduto “ sul fronte, davanti ad un nemico dichiarato.
Quante battaglie però, quanti profondi e violenti mutamenti che hanno minato le nostre identità e ancora lo fanno .
Se mio nipote di tredici anni mi chiedesse:
-“Nonna, raccontami. Come è l’università? Tu ci sei stata bene? Ti è piaciuta?”
Cercherò di avere le parole giuste per dirgli che sì, mi piaceva molto seguire le lezioni.
Soprattutto quelle del professor Prini, storia della filosofia, mi aprivano la mente.
A casa studiavo con la mia amica e poi ci presentavamo all’esame, tremanti ma con la voglia di misurarci, di confrontarci con quei cattedratici che ammiravamo .
Dovrò pure raccontargli , però , che tante volte, arrivate davanti alla sede, la trovavamo “occupata“.
L’ esame non si fa: c’è “assemblea”. I professori fuori e in cattedra ….
-“E tu nonna ,che facevi ?”
Il “cane muto“, dovrei rispondere .
– “Riprendevo il treno e tornavo a casa “.
– “E l’esame ? “
– “Rinviato“.
– “Ma tu lo volevi dare l’esame. Perché non hai gridato più forte di loro?“
– “Non ce l’ho fatta a dire la mia . Non faceva “fico “. Quelli come me stavano zitti.
E’ certa una cosa : si impara più dagli errori che si fanno che dalle cose giuste.
I primi non si dimenticano più.
Perciò ragazzo mio, ascolta la tua coscienza, chiedi il discernimento e poi “dì la tua”.
Gridala dai tetti .
Questo è il testimone che posso passare a mio nipote.
Questo è il mio contributo alla forza delle sue radici .
Tu ne avrai di più efficaci ,magari che daranno a tuo nipote la voglia di diventare come te ,di sceglierti come modello .
Mi raccontava un giovane amico che si era trovato una volta in mezzo ad una tempesta in Madagascar. C’erano grandi alberi, i baobab, alti tronchi, folte chiome.
Passata la tempesta erano tutti a terra : i baobab hanno corte radici .
A te non succederà, ragazzo : possono cadere tutte le foglie, spezzarsi qualche ramo, ma se hai forti radici, nessuna tempesta ti potrà abbattere.
Forza nonni! Questo è il nostro unico vero compito.

